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Una antica famiglia di piccola nobiltà siciliana, i Giuffrè di Naso, aveva vissuto da sempre delle rendite dei feudi nel palazzetto in paese o nella villa in campagna, a trenta chilometri l’uno dall’altra. I maschi venivano educati in collegio a Palermo, o in continente, a Napoli, poi a Firenze.

Il Dr. Antonino nacque a Naso, il 28 gennaio del 1902. Le cose, intanto non andavano affatto: Pietro il primogenito dei Giuffrè, al quale era stato imposto il nome del nonno materno, aveva ereditato da lui, tutti i beni dei Manieri, la famiglia della madre e pertanto Ninì, padre di Antonino, ne era rimasto escluso.

Ninì, con moglie e figlio coraggiosamente lasciò Naso e la casa paterna, si trasferì a Capo d’Orlando. Intanto la famiglia cresceva, altri cinque bambini, tra fratelli e sorelle, a lui si unirono.

Per la mamma aveva una eccezionale tenerezza, era verso di lei espansivo e delicato e prometteva a se stesso di trovare tanti soldi per lei che l’aveva sentito dire “non bastavano, non bastavano”.

 

Man mano che venivano alla luce , ai piccoli Giuffrè, assieme al nome, si assegnava il corso di laurea, e, a Nino toccò la facoltà di economia e commercio.                       
                    


I suoi anni, intanto, scorrevano semplicemente, perché lui era semplice. Finite le elementari a Capo d’Orlando, eccolo in “pensione” col fratello a Patti, per frequentare le scuole medie.

A Patti, abitava tanto vicino alla stazione, da sentire l’arrivo dei treni. Quando poteva lasciava i compiti, correva a portare le valige dei pochi viaggiatori in arrivo o in partenza e regalava alla mamma matasse colorate di lana o di filo.

Finite le medie Ninì si trasferisce a Messina iscritto al corso di ragioneria dell’Istituto tecnico Jaci. Con lui è il fratello, allievo del “fisico-matematico” e destinato a diventare ingegnere.

Allo Jaci c’erano, in quegli anni, allievi d’eccezione: Quasimodo, Pugliatti, La Pira.

I sentieri del destino hanno strani tracciati; Quasimodo e Giuffrè a Milano, dove vissero entrambi; Giorgio La Pira, professore di diritto romano, apparirà appena nei cataloghi Giuffrè. Solo Pugliatti resterà, dopo la parentesi del periodo universitario, sempre amichevolmente vicino all’ editore e alla sua Casa. Il primo incontro con Ninì Giuffrè si inquadra nel vestibolo dell’ Istituto tecnico Antonio Maria Jaci di Messina

Ninì Giuffrè si preparava a conseguire il diploma e intanto…. faceva l’editore.

 Sceglieva tra i compagni i più preparati nelle diverse materie, li induceva comporre quaderni di appunti e ne curava la riproduzione in più copie e la distribuzione.


 

Nel ’19, la famiglia si trasferisce a Messina, il giovane ragioniere viene mandato a Milano per frequentare il primo anno di economia e commercio ”alla Bocconi.

Cosa avrà rappresentato la grande città del Nord per il monello di Capo d’Orlando e di Patti? Se in lui c’è stato il trauma del trapianto, le tracce sono rimaste ben nascoste. Come ogni uomo
semplice aveva il pudore dei sentimenti. Non mostrava facilmente nostalgie e nascondeva anche a se stesso i ricordi che lo avrebbero fatto soffrire.

Già al secondo anno di università, per poter rinunziare all’assegno di casa, del quale conosceva il costo in sacrifici, cercò di ripetere l’esperienza dell’ Istituto Jaci.


Al terzo anno non ebbe più bisogno di soldi da casa: si manteneva da solo con un orgoglio che egli stesso ricorderà a lungo.

Intensificò quindi la preparazione e la distribuzione delle dispense, togliendo in buona parte tempo allo studio, e si laureò nel ’24, un anno fuori corso.



 

 


Alla Bocconi lo conoscevano tutti, professori e studenti; presto le sue pubblicazioni artigianali si diffusero anche all’università statale, che si apriva a Milano proprio nel ’24 e la cui facoltà di giurisprudenza era stata organizzata.

Nello Studio del dott. Ricci, Giuffrè trascorse tre o quattro anni, certamente non a pieno tempo se intanto continuava a curare la sua “Cooperativa dispense”. Fra le due esperienze, dentro di lui, si chiariva una scelta che maturò rapidamente dopo un avvenimento imprevedibile.

Il titolare commercialista affida il controllo delicato di un bilancio in dissesto al suo volenteroso praticante. Questi si impegna, ricerca, esamina, istruisce; la situazione appare grave, e il responsabile crede di risolverla uccidendosi con un colpo di pistola. Giuffrè ne è sconvolto e capisce che gli è impossibile continuare quel lavoro.

Egli è a quel tempo un giovane dotato di un potenziale altissimo di energie, troppo esuberanti per percorrere binari già tracciati, ma non ancora orientate.

Egli ha amato i libri quando sono stati le sue creature, nate da lui; solo allora, con intelligenza e sensibilità ha cercato il meglio e quindi la cultura.

Il suo cervello manteneva un’ attività inesausta, di genere schiettamente organizzativo-imprenditoriale, mentre sedeva ancora sui banchi di scuola, ascoltava le lezioni e prendeva o vedeva prendere i primi appunti. Giuffrè decide di fare l’editore quando è già, di fatto, un editore e solo perché editore si trova ad essere.
 

Fra coloro che gli affidano i primi lavori, ci sono alcuni economisti e alcuni giuristi; per il fratello che si trasferisce a Milano e che studia ingegneria, Giuffrè stampa le “Lezioni di idraulica di Bay”, la “Chimica industriale di M.G.Levi”, la “Lavorazione dei metalli di G.Orlandi”. Ma il fratello ha un temperamento diverso e preferisce ritornare a Roma.
 

 

 

Già nel catalogo del ’32 i libri di ingegneria saranno abbandonati, e, altri ne saranno conosciuti: di diritto, di ragioneria, di economia, di statistica, tutto quello che offrivano compagni e professori della Bocconi, della Cattolica, della Statale




 


 

Ma al catalogo del ’34, catalogo degli esordi, si arriva con sacrifici e preoccupazioni di cui abbondano i cinque anni precedenti.

Mentre il piccolo catalogo del ’30 era letteralmente un elenco del pubblicato, il catalogo generale del gennaio ’34 mostra con evidenza la coscienza editoriale di Giuffrè completamente formata

 

 



 

 

Giuffrè semina ovunque il suo entusiasmo, offre a molti la sua collaborazione, perché sa che non dappertutto né ugualmente si potrà raccogliere. Ma raccoglie abbastanza.

 

 

 

 



 

Nel ’35 trasferisce la sede in Corso Italia,1, per un ingrandimento indispensabile ed una buona sistemazione del magazzino deposito. Usa tipografie milanesi, Tenconi, Colombi, ma stampa qualcosa anche a Pavia, a Città di Castello, a Bologna

 

 

 

 



 

Il Bollettino delle novità,che, a partire dal ’35, Giuffrè pubblica frequentemente (“si pubblica ogni mese”, ma ad ottobre del ’37 si legge “anno III n.1”) costituisce per l’ottobre ’37, appunto, e poi per il dicembre ’38 il Catalogo generale.

 

 

 

 



Alcune fra le più importanti opere del periodo:

 
 

 

Dal ’39 al ’45 sono anni durante i quali lo spirito d’iniziativa, il desiderio di crescita, una vivace volontà di lavoro, si confronteranno continuamente con le tremende vicende del conflitto mondiale. Agli inizi di esso, nell’ottobre ’40 Giuffrè si sposa.




 

1941 - "....così.... 1947 -  .....la mia....
1943 - .....si completa..... 1951 - .....vita"

 

Scrive Antonino Giuffrè ad Albertario

 

Intanto c’era stata, in giugno, la dichiarazione di guerra, con l’inevitabile e immediato contraccolpo di smarrimento. Cominciano le difficoltà, prima fra tutte la carta, il cui rifornimento scarseggia, mentre il prezzo aumenta. Nel ’42 la situazione peggiora: gravi limitazioni di energia consentono alle macchine tipografiche lavoro per non più di tre ore al giorno; la poca carta sul mercato è di pessima qualità, manca il filo per cucire i volumi.
Giuffrè ebbe la fortuna durante quegli anni di non perdere il magazzino, ma la sua preveggenza, l’industriosità, la capacità di tenere in pugno e manovrare contemporaneamente tutti i fili determinarono gran parte di questa fortuna.


 

 

 

1955 – Roma, Via di Pallacorda

Redazione della rivista “GIUSTIZIA CIVILE”

dove raggiunge il suo assetto definitivo.




Francesco Calasso e Antonino Giuffrè:

nasce l’ “ENCICLOPEDIA DEL DIRITTO”

 




C’è nell’ultimo decennio della vita di Giuffrè, proprio a causa di quest’opera, una ripresa di tutte le qualità e le energie  che avevano caratterizzato i primi anni. Non che egli avesse mai accusato stanchezza, tutt’altro, ma da molto tempo ormai si può dire che non combatteva in trincea. L’Enciclopedia lo re immette in una tensione eroica, gli si offre come un’impresa il cui svolgimento non vede se non con la immaginazione, e la cui dimensione impegna tutte le sue forze. Per lui non c’è stimolo più efficace.

Dal ’55 in avanti la Casa editrice continua la forte crescita, già registrata sfogliando il Catalogo del ’52. Per citare solo le riviste, esse, 23 nel ’52, sono indicate nel ’56 in numero di 35, e le collane di monografie, le raccolte di codici, le rassegne di giurisprudenza camminano di pari passo.

 



L’azienda aveva superato il trentennio e Giuffrè guardava talvolta alle dimensioni raggiunte e alle responsabilità di gestione per il futuro. Invitò una èquipe di esperti stranieri che suggerissero moderne pianificazioni e quadri direttivi per settori, poi, non a caso, dimenticò in un cassetto i risultati.

Il suo tempo giunse rapidamente invece alla conclusione.

Era un luglio caldo; giorni pesanti di fatica che precedono in casa editrice la chiusura estiva.

Lasciò la sua stanza di lavoro ai primi di agosto. Né autori, né agenti di tutta Italia, né collaboratori numerosi ormai, di Milano, di Varese, di Roma sospettarono del suo breve, intenso calvario. Era l’estate del ’64. A se stesso e ai suoi Giuffrè riservò, con estremo pudore, le sofferenze che precedettero la sua fine.

Il 12 settembre molti furono dolorosamente sorpresi di apprenderla dalla radio e dai giornali.

Nel lungo corridoio della sede di Via Solferino, al tramonto, durante l’ultima sua uscita, il parquet polveroso cigolava sotto al peso della bara di legno scuro portata a spalle. Era lo stesso cigolio di ogni sera, quando Giuffrè si avviava, le larghe spalle un po’ curve, qui un saluto, là una sosta, per tutti il suo buon sorriso, appena velato di stanchezza al compiersi della fatica quotidiana.

La generazione venuta dopo di lui, ha risolto certamente in modo diverso problemi diversi.

Ha affrontato all’interno una nuova realtà aziendale, si è trovata all’esterno di fronte all’incremento disordinato della popolazione universitaria, alla trasformazione della didattica con la relativa crisi dei testi, all’eccesso di produzione legislativa con la relativa difficoltà di garantire la continuità e la completezza delle fonti, per citare i fenomeni più appariscenti. Ma le direttrici fondamentali sono state rispettate, prolungandole e articolandole.

Oggi Giuffrè non è un ricordo ma una presenza: in tante sue idee che ancora si realizzano, in tante opere da lui iniziate che si completano.
                                               



 

FONTI - I riferimenti sono stati rilevati dalla pubblicazione: Antonino Giuffrè editore – “Itinerario documentato di un’ avventura umana” di Maria Teresa Giuffrè – 1981.
In occasione del cinquantenario della Casa Editrice.